SerialClub e i suoi simili, la vita “social” delle serie TV

serial club

I primi sintomi compaiono durante l’infanzia. Calcolare il tempo trascorso ai giardinetti tra la fine dei cartoni animati del primo pomeriggio e l’inizio di quelli della sera, può essere una prima avvisaglia. Comprare il Topolino in edicola e sperare di trovare un nuovo fumetto a puntate ne è un altro esempio. È a quel punto che i genitori dovrebbero intervenire. Prima che la “telefilia” prenda il sopravvento sul fanciullo. Perché una volta scoperte le serie TV e le infinite possibilità offerte dalla rete è difficile recuperarlo.

È facile riconoscere un “telefilo”. È quello che drizza le orecchie quando per strada sente nominare una serie tv, quello che in un gruppo di amici cerca di spostare il discorso sul terreno familiare delle domande esistenziali sul finale di Lost. Quello che consiglia una serie tv a ogni persona che conosce, finché non trova quello giusto da contagiare.

L’habitat perfetto del “telefilo” sono i social network. È qui che il morbo della “telefilia” trova sfogo, andando alla ricerca dei propri simili, con cui discutere animatamente delle proprie serie preferite. Su Twitter gli hashtag dedicati alle serie fanno nascere gruppi di discussione in 140 caratteri. Anche G+ ha una sua nicchia. Per non parlare di Tumblr pieno di immagini e gif animate dedicate alle serie. Facebook poi è lo spazio che maggiormente si presta alla socialità seriale. Dove una volta c’era un cineforum o un club del libro adesso nascono i Serial Club (come l’omonimo gruppo su facebook diventato una sorta di grande famiglia seriale di cui fa modestamente parte anche chi sta scrivendo).

Nel SerialClub si conoscono tutti, sono pochi e ristretti, commentatori assidui, fini intenditori e degustatori seriali. Altri sono più numerosi come l’Accademia del Telefilm o I Telefilm Addicted, giusto per citarne due senza dimenticare tutti gli altri e le numerose pagine dedicate alle singole serie. Il “telefilo” in questi gruppi si sente a casa. Interagisce con i propri simili, trova notizie succulente ma anche bufale clamorose, condivise sull’onda dell’entusiasmo. Ma soprattutto qui il “telefilo” passa le sue giornate a commentare l’ultima puntata, a parlare delle proprie “shippate” preferite. “Shippare” è un termine che il “telefilo” ai primi stadi della malattia, apprende frequentando questi ambienti. E’ un termine usato per indicare una determinata predilezione per una “coppia” televisiva, una coppia di amanti, fidanzati o che ancora devono scoprire di essere innamorati. Non tutti i “telefili” usano questo termine. Alcuni lo detestano, portando alla luce uno dei primi esempi di differenziazione sociale tra i telefili, tra i cultori di serie intellettualmente elevate e chi si dedica a serie più “popolari”.

Il “telefilo” attento protegge sempre i suoi simili dallo Spoiler, una piaga sociale, che si diffonde sui social network e sui media tradizionali, che rivela il finale di una serie tv o un particolare atteso dai fan. Su twitter lo spoiler è così frequente e meno nascosto che per evitare di trovarsi uno spoiler clamoroso tra i propri follower una diciassettenne americana ha inventato un app per Chrome che elimina lo spoiler, si chiama Twito.

Per gli italiani poi lo spoiler è ancora più complesso. Bisogna distinguere tra programmazione in chiaro, programmazione pay e programmazione americana. Il vero telefilo, purtroppo, segue la programmazione americana (o inglese visto il diffondersi di serie british). Il suo palinsesto televisivo è più sincronizzato con gli Usa che con l’Italia. Una recente ricerca di torrent Freak mostra come l’uso dei torrent nel mondo sia cresciuto negli ultimi anni. Nel 2012 Games of Thrones risultava la serie più scaricata con 4 milioni e 200mila torrent, quest anno il numero è salito di un altro milione arrivando a oltre 5 milioni e 200 mila torrent scaricati. Ma questa pirateria aumenta il successo della serie, rendendola famosa e “virtualmente” presente in tutto il mondo. Il telefilo non vuole morire da pirata, ma sa che per poter soddisfare i propri bisogni e continuare a vivere con i suoi simili on line, al momento, questo è l’unico modo.

Il morbo della “telefilia” non fa alcuna distinzione. Colpisce tutti, senza alcuna pietà.

Chissà quanti ce ne staranno anche tra i lettori di questo nuovo magazine…