I file mp3 sono davvero il male supremo?

I file mp3 sono davvero il male supremo?

Quando ci connettevamo ad internet con le linee 56k, si scaricavano i file che “pesavano” meno in termini di MB, fregandosene della qualità, con l’avvento delle ADSL Flat, qualcosa è cambiato ma gli mp3 sono tutt’ora lo standard di riferimento: è un bene o un male?

Esistono moltissimi tipi di file audio e li possiamo suddividere in tre macro-categorie:

  • Formati che memorizzano la forma d’onda analogica il più fedelmente possibile, senza compressione (WAVE, AIFF).
  • Formati lossless che comprimono il file evitando, però, che vengano perse delle informazioni (FLAC, ALAC).
  • Formati lossy che comprimono il file portando ad una parziale perdita dell’informazione contenuta nel file (MP3, AAC).

I file non compressi sono usati principalmente in ambito professionale perchè, nonostante siano quelli qualitativamente migliori dal momento che non vanno a modificare la forma d’onda sonora, sono quelli che occupano più spazio sui nostri supporti e, quindi, non si addicono molto al mercato dei lettori portatili (iPod, Zune, Creative).

I formati lossless, a differenza di quanto si crede comunemente, sono compressi. La loro particolarità è che sfruttano algoritmi di calcolo che non portano alla perdita di informazioni. Per fare un parallelo col mondo informatico pensiamo, ad esempio, ai file ZIP o RAR. Quando comprimiamo un file, otteniamo un nuovo file di dimensioni leggermente inferiori che possiamo sempre decomprimere recuperando le informazioni originali. Allo stesso modo funzionano i formati Apple Lossless (compatibili anche con iPod), FLAC, APE, WavePack. Rispetto ai corrispettivi file non compressi con l’algoritmo Apple i file occupano dal 40% al 60% di spazio in meno sull’Hard Disk mentre, per i FLAC, si va dal 30% al 50%.

Arriviamo dunque alla terza e ultima categoria: i formati lossy. Quando comprimiamo un file audio con un algoritmo di questo tipo otteniamo dei file di dimensioni molto inferiori rispetto all’originale ma andiamo ad eliminare delle informazioni ritenute non indispensabili.

Il formato più diffuso e più conosciuto è, ovviamente l’MP3 ma ce ne sono altri come l’AAC, l’OGG, AC3 Dolby Digital, WMA… Il dibattito sull’effettiva qualità degli MP3 è abbastanza recente. I “puristi” dell’audio si sono scagliati con questi formati perchè, a detta loro, rovinano l’ascolto. Per quanto mi riguarda questo è in parte vero ma non dobbiamo soffermarci solo sui formati di file perchè ci sono altri fattori, primo fra tutti l’impianto con cui ascoltiamo musica, che influenzano il nostro modo di ascoltare musica.

Giusto per fare un esempio, se ascoltiamo dei file non compressi con le casse del computer o un file mp3 di alta qualità con un impianto Hi-Fi da migliaia di euro sicuramente la “qualità dell’ascolto” sarà migliore nel secondo caso.

Recenti studi hanno dimostrato che un orecchio allenato percepisce la differenza tra file audio non compressi e compressi in MP3 a 128kb/s mentre non nota nessuna differenza con quelli a 256kb/s (ricordo che il massimo bitrate possibile è 320kb/s).

Per questi motivi, non mi sento di definire gli MP3 il male supremo da combattere (come qualcuno afferma, dobbiamo solo fare attenzione a come comprimiamo i nostri file e come e dove li ascoltiamo.

Delle linee guida generali per un buon ascolto potrebbero essere le seguenti:

  • Evitare file MP3 con bitrate inferiori a 256kb/s.
  • Non risparmiamo troppo quando acquistiamo un impianto.
  • Non pensiamo che il nostro impianto sia composto solo da amplificatore e casse, compriamo anche dei cavi di qualità!
  • Creiamoci un ambiente di ascolto in cui possiamo goderci i nostri dischi senza disturbi.

Se il vostro problema è occupare il minor spazio possibile sull’HD, vi consiglio di utilizzare altri formati come, ad esempio l’AAC che, a parità di bitrate, occupa circa il 30% di spazio in meno rispetto all’MP3.